MA-CO ITALIA allestisce le mostra del vedutista veneto al Castello di Miramare

Dal 9 Luglio all’8 Dicembre 2015, il Castello di Miramare farà da sfondo ad una suggestiva mostra dedicata ad uno tra i più importanti e originali vedutisti dell’Ottocento: Ippolito Caffi (Belluno 1809 – Lissa 1866).

La mostra, intitolata “Ippolito Caffi. Dipinti di viaggio tra l’Italia e l’Oriente” e curata da Annalisa Scarpa, è stata organizzata da Civita Tre Venezie con il supporto di MA-CO ITALIA per la logistica e l’installazione.

Il vedutismo scenografico e romantico dell’artista verrà presentato da oltre quaranta tele provenienti dalle raccolte della Fondazione Musei Civici di Venezia (molte delle quali da molto non esposte o restaurate ad hoc per l’occasione), che faranno rivivere i suoi viaggi attraverso vedute tanto realistiche quanto oniriche.

La scelta di allestire la mostra nella residenza asburgica è stata dettata dalla volontà di celebrare contestualmente due importanti ricorrenze (il preludio dei 150 anni dalla scomparsa dell’artista veneto e le celebrazioni dei 60 anni del Museo) e dal desiderio di tracciare un parallelismo tra le vite di Caffi e dell’arciduca Massimiliano d'Asburgo.

La passione per la scoperta del nuovo e per la sua documentazione accomuna questi due personaggi, tanto diversi per origine, estrazione e cultura quanto simili per aver trovato nel viaggio una ragione positiva del vivere: la loro indole e le loro vite si incontrano idealmente nel bianco edificio affacciato sul promontorio triestino, luogo ove da sempre sono conservati sia i dipinti che l’arciduca fece realizzare nel corso dei suoi prediletti viaggi, sia il bellissimo dipinto che lo stesso volle commissionare a Caffi nel 1857 per farne dono alla sua sposa.

Ippolito Caffi: storia delle vedute del suo genio

Ippolito Caffi, erede del vedutismo settecentesco ma anche suo profondo innovatore, plasmò la sua vita all’insegna dell’arte e della politica: instancabile viaggiatore, fu un artista-reporter e patriota che, mosso dal desiderio e dalla necessità di esplorare nuovi mondi, documentò e meticolosamente fissò su tela tutte le realtà che incrociò. Trovando nel viaggio una fonte continua d’ispirazione, fervore e conoscenza, Caffi fece della pittura descrittiva la vera anima della sua arte, traghettando con le sue inedite soluzioni cromatico-luministiche il genere della veduta nella modernità.

Dalle opere dell’artista emergono i suoi credo: l’attenzione (quale retaggio della scuola canalettesca ed accademica) per la prospettiva, il formato orizzontale (una visione a 360° del paesaggio ereditata da Vanvitelli) e un personalissimo e ricercato studio sugli “effetti speciali della luce" e le rese atmosferiche.

Si è sottolineato come Caffi sia un viaggiatore che "sa prendere pittoricamente possesso di un luogo": per indagare la sua arte bisogna quindi indagare la sua stessa vita, fatta di città e di scenari di feste suggestive, vedute notturne, cieli nebbiosi e tramonti infuocati.

Caffi lascia la sua città natale nel 1825 per andare a studiare a Padova e frequentare poi l'Accademia di Belle Arti a Venezia. Sebbene il suo amore per i viaggi e la sua indole attivista lo porteranno lontano da Belluno, tornerà spesso nella propria città, e molte testimonianze artistiche di ciò ci restano tutt’oggi.

Tra le città italiane visitate, Venezia e Roma saranno quelle più importanti per l’artista: le troviamo, unite e virtualmente dialoganti, negli affreschi che il pittore realizzò nelle salette del famoso Caffè Greco a Roma (1837): due vedute di Venezia e due di Roma delle quali rimane oggi solo il Ponte di Rialto.

A Venezia, Caffi si forma artisticamente, studiando prospettiva, anatomia e nudo nell'ambiente, mentre a Roma, dove il pittore bellunese giunge nel gennaio del 1832 ospite del cugino pittore Paoletti, supererà in parte le regole del Settecento per risentire della veduta ricca di memorie e di variazioni luministiche suggerita dalla pittura europea del tempo.

Risalgono al primo soggiorno romano alcuni lavori che ebbero grandissima fortuna, in particolare la "Festa dei moccoletti in via de Corso". Tale opera, un tripudio di bagliori sovrastanti una vivacissima folla, dovette essere replicata da Caffi ben 42 volte: tra gli esemplari più noti, quelli di Ca' Pesaro, della Galleria nazionale d'arte moderna a Roma e del Museo Thorvaldsen a Copenaghen.
Spinto dalla ricerca di luoghi nuovi ma anche dal desiderio di conoscere popolazioni e culture poco note, Caffi salpò dal porto di Napoli il 5 settembre del '43, per intraprendere un percorso che coinciderà con la sua stagione artisticamente più fertile.

In un susseguirsi d'emozioni ed incontri, la luce vivida e le geometrie perfette delle vedute di Atene (ove il candore del marmo si sposa con l’azzurro del cielo) lasciano il posto a immagini più liquide e avvolte in un'atmosfera dorata come quelle eseguite a Costantinopoli, via via fino ad arrivare alla luce rovente e al lirismo delle memorie d'Egitto. Caffi si spinge quindi fino a Gerusalemme, Efeso e Laodicea, fino a Hierapolis, che immortala in un capolavoro, dalla luce onirica e di suadente magia, con il quale si chiude la mostra.

Grazie al nostro coinvolgimento a livello di accrochage, abbiamo avuto modo di ripercorrere in anteprima le tappe di quel viaggio vedutista che fu la vita di Caffi, del quale vogliamo regalarvi alcune immagini da ‘dietro le quinte’.

 

 
Collegamenti:
http://www.civitatrevenezie.it/gestione-mostre-musei-organizzazione/mostre/ippolito-caf-f-i
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_2069579950.html
http://www.castello-miramare.it/